Quale sarà il futuro dell’IT nel 2016?


Il mondo IT cambia anno dopo anno, e anche il 2016 sarà un periodo ricco di innovazioni. Ecco, secondo Acronis, cosa ci aspetta nei prossimi 12 mesi.

Quale sarà il futuro del IT

La tecnologia diverrà invisibile e sarà un tutt’uno con la nostra vita quotidiana

Sebbene i consumatori siano avvezzi alla tecnologia, non sempre hanno voglia, tempo e competenze per capire come funziona. L’immediatezza, l’intuitività e la semplicità d’uso sono prioritarie per il consumatore. Questo concetto è valido anche per la protezione dei dati e l’utilizzo del cloud. Gli utenti non vogliono pensare ai pericoli che corrono i loro dati o alle mosse da fare per renderli immuni da ogni rischio. Pirateria informatica, furti d’identità, cancellazioni accidentali, guasto dell’hardware: i potenziali problemi non sono mai stati così numerosi.

Ecco perché nel 2016 i professionisti del comparto IT accelereranno e incoraggeranno l’adozione della tecnologia cloud, semplificando così notevolmente l’utilizzo delle soluzioni per la protezione dei dati personali. Ad esempio, all’acquisto di un device o al cambio di sistema operativo, verrà automaticamente offerta la possibilità di un fare un backup nel cloud dei propri dati.

Una maggior quantità di dati e un crescente bisogno di automazione

La quantità di dati che produciamo è in costante aumento. Qualità sempre maggiore delle fotocamere incorporate, accessori connessi per la casa e dispositivi indossabili sono responsabili di questa grande mole di dati esistente, tuttora in crescita. Per di più l’adozione del 4G e la costante produzione di dispositivi connessi a Internet ci sta spingendo a creare più contenuti di quanti sia possibile condividerne istantaneamente. E proprio perché gli utenti caricano e condividono sempre più dati online, è importante che questi siano protetti così da non andare persi o da finire in mani indesiderate.

Un’altra conseguenza delle nuove tecnologie a servizio questa immensa mole di dati è che le operazioni diventano sempre più automatizzate, e ci si aspetta che sia così per un numero sempre maggiore di esse. Le informazioni che arrivano da dispositivi diversi possono ora integrarsi, interagire e permettere di rendere automatiche sempre più funzioni. Per esempio, attraverso alcune semplici impostazioni, uno smartphone può oggi automaticamente prenotare un taxi o un Uber prima di un meeting. E se il sistema verifica che a causa del traffico non potrà esserci alcun utilizzo, sarà inviato un messaggio per suggerirne la cancellazione.

Dispositivi mobili personali e professionali: una divisione meno nitida

Smartphone e tablet stanno sempre più modificando le nostre abitudini sul luogo di lavoro permettendoci di essere più produttivi e più interattivi. A ciò va aggiunto l’incremento dello smartwork che rende sempre meno netta la distinzione tra strumenti utilizzati nella vita privata e strumenti impiegati per lavorare: un numero sempre più alto di utenti infatti usa smartphone e pc personali anche per task professionali.

Ciò rappresenta un grosso pericolo per le aziende, dato che è probabile che alcuni lavoratori utilizzeranno applicazioni rischiose e non autorizzate. Il comparto IT dovrà quindi essere presente in questo processo di monitoraggio dei file collegati all’attività professionale e al lavoro interattivo, in ogni momento e indipendentemente da dove sono stati archiviati i dati. Con questo processo di controllo, si potrà dunque proteggere l’accesso ai documenti – e anche l’archivio dei dati, il backup e le modifiche – accertandosi che siano gestite in linea con la policy aziendale. La sfida per il settore IT nel 2016 è quella di essere in grado di offrire un alto livello di controllo e sicurezza unito a un’esperienza di utilizzo rapida e semplice in modo da non ostacolare la produttività.

Il Cloud: un diverso utilizzo dipende dal Paese e dall’età

Anche se la soluzione in cloud oggi è un’idea condivisa da tutti, la sua adozione resta comunque eterogenea, e sono tante le differenze a livello geografico e generazionale.

Paesi come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l’Australia sono stati i precursori della rivoluzione cloud. Negli Stati europei, l’idea di una tecnologia cloud è invece più recente e l’espressione genera ancora qualche perplessità. Inoltre, a livello culturale, è noto che i paesi europei si interessano molto di protezione della privacy.

Questo aspetto sta configurando il mercato globale e ciò che esso potrà offrire e i provider di differenti nazionalità stanno iniziando a creare data-center in diversi continenti per permettere ai clienti di decidere liberamente dove conservare i propri dati.
Gli europei potrebbero quindi far rimanere nel proprio paese i loro dati, così da non dover rimandare a legislazioni di altri Stati.

Anche l’aspetto anagrafico riveste un ruolo significativo nelle scelte in ambito high-tech. Le generazioni più giovani infatti sono nate – o stanno crescendo – con la consapevolezza di Internet e delle molte innovazioni – ma anche rischi – che ne derivano. I giovanissimi, poi, sono sicuramente i più inclini ad adottare soluzioni nuove. D’altro canto, le persone più anziane devono familiarizzare spesso in completa autonomia con Internet, e questo li rendi più diffidenti verso le nuove tecnologie.